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giovedì 13 febbraio 2014

MIYAZAKI THE LAST JOURNEY (1 parte)




PREMESSA



Il 1 settembre il presidente dello Studio Ghibli Koji Toshino, invitato a Venezia per presentare "Wind Rises", dichiarò che il film sarebbe stato l'ultimo del grandissimo regista giapponese.


«Per Hayao Miyazaki The Wind Rises sarà l'ultimo film, dopo si ritirerà. Ha scelto di farlo sapere durante la Mostra di Venezia perché questo festival è uno dei luoghi da lui più amati e più importanti al mondo.
(cit. Il giornale.it)



Appresi personalmente la notizia da Takenzokensei, il giorno dopo; rimasi basito, non ci potevo credere, pensai, "il mondo ha ancora bisogno della sua straordinaria immaginazione, dove andremo a finire senza la sua poesia e creatività". Dopo un paio di giorni di sconforto decisi che anche il nostro piccolo blog avrebbe cercato di descrivere la vita e la poetica del maestro giapponese, certo senza pretesa di esaustività, ma con dedizione e umiltà, le stesse che Miyazaki metteva nelle sue straordinarie opere, fra le quali ricordiamo "Nausicaa", il cui successo aprì le porte alla creazione dello Studio Ghibli, "Totoro" che fece innamorare la grande scrittrice Ursula Le Guin, "La Principessa Mononoke" , il suo più grande capolavoro, e infine  "La Città Incantata", film che gli diede L'Oscar e la fama a livello internazionale.



L'INFANZIA, LE PRIME COLLABORAZIONI


Il piccolo Hayao nasce nel 1941 a Tokio in una famiglia di estrazione borghese; nonostante la guerra la sua infanzia corre tranquilla (cit. Wiki) . Il padre costruttore di aerei fra i quali il caccia da guerra Zero, gli trasmette la passione per gli aerei e gli apparecchi di volo in genere che saranno uno degli elementi cardine delle sue opere.


Wind Rises è una biografia romanzata dela vita di Jiro Horikoshi, l'inventore del
famoso aereo da guerra Mitsubishi A6M Zero, ma sicuramente il personaggio
del film è  ispirato anche alla figura paterna, un ingegnere che si occupò
della costruzione del caccia.


Totoro (1991)
L'esperienza dolorosa della madre malata di tubercolosi rimane alla base della creazione di alcuni suoi personaggi, basti pensare alla figura della madre di Mei in "Totoro" e a Naoko in "Wind Rises".
Nell'adolescenza scopre la passione per il disegno e l'animazione e dopo la laurea in scienze politiche conseguita nel 1963 entra a lavorare nella più grande società giapponese di produzione di cartoni animati  la Toei Doga, dove uno dei suoi primi ruoli significativi è partecipare alla stesura del finale del film di animazione "Gulliver's Travels Beyond the Moon" (1965) . Sotto la direzione del suo maestro Yasuo Otsuka si occupa anche in prima persona, dell'animazione e delle scenografie di uno dei più grandi capolavori dell'animazione giapponese "La Leggenda del principe Valiant" (1968);


La locandina della prima distribuzione nei cinema italiani


L'INCONTRO CON ISAO TAKAHATA,  LUPIN III E LA FIAT 500F 


Miyazaki e Takahata nel 1972 ai tempi della lavorazione
della prima serie di Lupin III (http://ghiblicon.blogspot.it)
La stesura del film è l'occasione dell'incontro con colui il quel sarebbe stato da lì in avanti il suo mentore e amico Isao Takahata.
La loro intensa collaborazione partorisce le opere incredibili che noi tutti ricordiamo, monumenti dell'animazione giapponese come la prima serie animata di "Lupin III" (1971, regista) e, negli anni del passaggio alla Nippon Animation (1973), "Heidi" (1974, disegnatore delle scene e del layout), nel quale è presente la sua passione per l'arte e la cultura mitteleuropea. Non si può inoltre non citare, come cifra di questo periodo artistico, la direzione di quel capolavoro che porta il nome di "Conan il ragazzo del futuro" (1978), fantastico racconto post apocalittico  tratto dal romanzo "The incredible tide" di Alexander Key.


                                                                   La opening italiana


Nel 1979 Hayao, ormai pronto per il grande salto  approda alla TMS Entertainment per dirigere il suo primo lungometraggio, secondo film in assoluto ispirato alla saga di Lupin III. Il risultato è lo splendido "Lupin e  il Castello di Cagliostro", nel quale la scena dell'inseguimento in cui appare la mitica Fiat 500F desta meraviglia e stupore anche in Steven Spielberg.


                                                          La mitica scena dell'inseguimento


Il suo amore per l'Italia ritornerà in molte altre opere (una fra tutte "Porco Rosso")  ma la sostituzione della Mercedes del Lupin di Monkey Punch con la più modesta e popolare auto italiana ci ricorda anche la sua simpatia per la classe operaia che risale ai tempi della frequentazione del sindacato studentesco all'università.
Nel 1982, sempre con la TMS in coproduzione con la Rai, Miyazaki dirige i primi sei episodi della serie "Il Fiuto di Sherlock Holmes" ma è il 1984, l'anno in cui arriva la definitiva consacrazione in Giappone. Prodotto da Takahata per lo studio Topcraft esce "Nausicaa nella Valle del Vento" ispirato ad un manga disegnato dallo stesso Miyazaki nel 1982.


La copertina del sesto volume del manga nella prima distribuzione
italiana ad opera della Granata Press. In Giappone venne distribuita da Animage
che convisse lo stesso Miyazaki a trarci un film (cit. Wiki)

Nausicaa è la prima sua opera matura, porta con se tutte le tematiche che troviamo nei film successivi, fra cui la difficile e problematica convivenza fra uomo e natura, la passione per gli apparecchi di volo e  la tematica pacifista (nonostante le polemiche che una certa critica ha volto alla sua ultima opera "Wind Rises" e che vuole vederlo come un fautore oltranzista della guerra).



                                          Questo splendido AMV che ho trovato in rete rende giustizia
                                                                                            al film d'animazione.


LA NASCITA DELLO STUDIO GHIBLI, LAPUTA IL CASTELLO NEL CIELO


Con Nausicaa Egli raggiunge un tale successo in madrepatria che con il suo fedele amico e collaboratore Isao Takahata riesce a raccogliere i fondi necessari per fondare un suo studio di animazione: lo Studio Ghibli (1985), dal nome del vento caldo del Sahara ma anche di un aereo di guerra italiano degli anni trenta. Questo evento rappresenta una svolta sia per lui che per l'animazione giapponese, da quel momento in poi egli, sopraggiunto il successo e la maturità artistica, potrà esprimere compiutamente la sua libertà e creatività compositiva in un intreccio meraviglioso e infinito di visioni e di mondi che rappresentano la cifra della sua opera. Il museo Ghibli fondato dallo stesso Miyazaki nel 1991 è la volontà di rendere in qualche modo tangibile questo universo.


                                                                                                 
 
                                             Vediamo chi di voi riconosce i personaggi in foto


Nel 1986 esce "Laputa, Il Castello nel Cielo", una magnifica opera visionaria nella quale l'amore per i "Viaggi di Gulliver" di Swift  emerge con una impressionante potenza narrativa, neanche Swift stesso aveva dato troppa importanza al mito di questa terra fluttuante nel cielo, chiamata Laputa  nei suoi stessi racconti; Miyazaki riesce a creare un universo alternativo, di fatti, di vita, di storia e di cultura; un universo in cui tutto sembra simile al nostro,  ma dove tutte le cose sono infinitamente diverse, perchè in esso si percepisce in modo potente e netto, il soffio della creatività e dell'immaginazione.



                                               Il trailer dell'uscita cinematografica italiana del 2012      


Anche Nadia e Jean ricordano molto
da vicino i protagonisti di Laputa
La storia incentrata sull'avventura di due ragazzi, la presenza di un amuleto magico, e la provenienza, celata all'inizio, di uno dei due giovani dalla terra celeste di Laputa, sono elementi che influenzeranno in modo decisivo il famoso anime "Nadia e il Mistero della Pietra Azzurra" di Hideaki Anno.
La sensazione che si prova quando si vede Laputa è di perdersi in ogni elemento di questo universo, per diventare una parte o un principio di questa inesauribile creatività per poi ritrovarsi alla fine con una nuova saggezza interiore ma anche con una certa malinconia, consapevoli di aver partecipato ad un esperienza unica, di intensa e imprevedibile comunione estatica con il mistero dell'arte e della vita. In altre parole, più semplici, è come quando ti svegli da un genere di sogno dal quale ti desti meravigliato e sudato, ancora con il battito al cuore per l'eccitazione, ma con la sensazione di aver preso parte a qualcosa di straordinariamente diverso, unico e autentico, un mistero profondo e inafferrabile, lontano dall'inconsistenza e dalla vacuità che ci può apparire la vita di tutti i giorni.


                           Lo splendido tema principale di Laputa; la colonna sonora è del grande compositore 
                                     Joe Hisaishi; la collaborazione artistica con Miyazaki inizia proprio con questo film
                                                 e dura tutt'ora, infatti anche la soundtrack di "Wind Rises" è sua. 





(fine prima parte)










 


domenica 10 marzo 2013

IL SAMURAI E L'IDENTITA' SPEZZATA: RUROUNI KENSHIN

Il Giappone visse un'epoca travagliata nella complicata transizione dall'età feudale a quella moderna. Questo passaggio, costellato da eventi profondamente traumatici per l'intera storia giapponese, è definito Bakumatsu, ed è un periodo storico durato all'incirca un ventennio nella seconda metà del XIX secolo. In esso, lo scontro fra le forze conservatrici e tradizionaliste del paese legate al clan Tokugawa e i partiti progressisti spinti verso la modernizzazione e il ritorno alla monarchia, trovò il suo culmine più cruento; il paese si trovò spezzato in due e la guerra civile incominciò a imperversare nelle campagne e nelle città. Solo con la cosiddetta guerra Boshin del 1868-1869 lo shogunato Tokugawa che dominava da circa 200 anni venne definitivamente sconfitto e il paese entrò nell'altrettanto complicata età Meiji, in cui il Giappone abbandonò le antiche strutture sociali legate al feudalesimo e al potere territoriale dei daimyo (cosi venivano chiamati le famiglie feudali più potenti), per abbracciare una forte e rapida europeizzazione del costume, dell'economia e della politica.


Truppe del Bakumatsu presso il Mount Fujinel 1867. Dipinto di Jules Brunet. (Wiki)



Questa premessa storica è necessaria per introdurre uno dei capolavori del fumetto e dell'animazione giapponese: purtroppo per motivi a me ignoti, è quasi completamente sconosciuto in Italia, nonostante il manga abbia ricevuto una degna edizione in italiano da parte di Star Comics.
Questo capolavoro, disegnato dal mangaka Nobuhiro Watsuki, si intitola "Rurouni Kenshin"  e fu editato da Shueshia nel 1994; la trasposizione in anime vide la luce nel 1996 in una bellissima serie animata.
Himura Kenshin è un samurai vagabondo che cerca di espiare i suoi crimini commessi nel Bakumatsu, durante il periodo di militanza negli Ishin Shishi, il partito favorevole alla modernizzazione del Paese; il suo processo di espiazione passa innanzitutto dal tentativo di aiutare i deboli contro i soprusi di chi approfitta di una società fragile ancora scossa dal sangue versato negli anni precedenti. Eccezionale in questo senso il concetto tipico della cultura samurai di sakabatou, una spada che possiede un'unica lama mortale che non si trova sul lato dell'avversario bensì su quello opposto. Kenshin brandisce la sakabatou per servire la  giustizia; essa colpisce l'avversario ma non lo uccide. Egli quindi, promuove un uso pacifico e alternativo dell'arte spadaccina (ken-jutsu) per purificare se stesso e i suoi feroci avversari dalle atrocità compiute nel Bakumatsu.






Kenshin crede utopicamente in un Giappone nuovo e moderno redento dalla sua spada, e l'anime ha la qualità di caratterizzare in modo straordinario un personaggio dal fascino unico. Kenshin rappresenta sostanzialmente il Giappone del XIX secolo con tutte le sue contraddizioni, teso innegabilmente verso il futuro visto come spirito di trasformazione e rinascita, ma ancorato al passato sanguinoso e violento; Kenshin non abbandonerà mai l'idea che un mondo nuovo si possa realizzare pacificamente attraverso il perdono e la redenzione di se e degli altri sopravvissuti del Bakumatsu, ma nel corso dei suoi innumerevoli e cruenti scontri con i suoi avversari, il suo stesso passato di assassino baluginerà nei suoi occhi in cerca di morte e violenza e solo l'amore e l'amicizia riusciranno a fermare il suo istinto di uccidere.





                                   


                                       
Il manga ruota intorno al suo rapporto di amicizia con una giovane ragazza di nome Kaoru Kamiya che lo ospita nel suo dojo di Tokio dove ella stessa insegna ken-jutsu; il rapporto fra i due ragazzi diventa sempre più profondo e determinante per lo stesso Kenshin,  che dovrà scegliere continuamente fra la volontà di redenzione e l'oscuro passato di assassino. L'amore che sboccerà fra loro è una delle cose più belle dell'anime, intriso di delicatezza, dolcezza ma anche di spirito di sacrificio e ferrea determinazione.

Kaoru e Kenshin



Il dojio si riempirà di ospiti inattesi, caratterizzati da un passato tragico e oscuro, i quali diventeranno compagni inseparabili di Kenshin; uno fra questi è Sanosuke Sagara, un lottatore di strada dal carattere schivo e problematico, apparentemente indifferente ai problemi del prossimo ma in realtà sempre pronto ad aiutare i più deboli. Sanosuke mostrerà inizialmente la volontà di porsi in competizione con Kenshin, ma poi con il trascorrere del tempo diventerà il suo più fedele amico e alleato.
Tutti i personaggi principali dell'anime sono caratterizzati in modo straordinario, consegnati alla realtà drammatica di un tempo incerto ma pregno di speranza e spirito di rinnovamento. Ciascuno, non solo condivide da amico o da avversario la tragicità della vita di Kenshin, ma vive egli stesso nel solco di una sua altrettanto significativa e personale tragicità, come se tutte le sofferenze, i tormenti ma anche le gioie dei personaggi dell'anime costituiscano nel loro insieme l'identità spezzata del Giappone nella metà del XIX secolo, sospesa fra tradizione e bisogno di modernità. L'anime è però capace molto spesso di trovare momenti di ironia e leggerezza senza per questo tradire lo spirito complessivamente drammatico del racconto. La sua ricchezza si esprime anche nella fedeltà ai fatti realmente accaduti e in questa prospettiva "Rurouni Kenshin" emerge come un meraviglioso romanzo storico: non vi è solo un estrema accuratezza nel delineare l'età Meiji in tutte le sue complicate trame e giochi di potere, l'anime espone in modo sorprendentemente fedele e curato anche l'europeizzazione della società e del costume dell'epoca, basti pensare alla citazione dei primi treni a vapore e delle navi costruite con lo scafo in acciaio, ma anche delle cibarie e degli abiti che provenivano dal vecchio continente. Il personaggio stesso di Himura Kenshin è stato ispirato da uno dei più grandi samurai del periodo Bakumatsu, di nome Kawakami Gensai, che frequentò effettivamente la cerchia degli Ishin Shishi e fu uno degli hitokiri (assassini)  più efferati di quel periodo.


Kawakami Gensai



Infine una precisazione, vi sono state altre due trasposizioni dal manga di Watsuki, due serie di OAV pubblicati, il primo in quattro episodi nel 1999 e il secondo in due episodi fra il 2001 e il 2002; sono rispettivamente il prequel della serie animata e il racconto della vita di Kenshin e di Karou negli ultimi anni della loro esistenza. Invece il film d'animazione uscito nel 1997 è un opera originale e non è tratto da alcun episodio specifico del manga. Gli OAV e il film, al contrario della serie, hanno avuto un adattamento in italiano.
Vi lascio con questo splendido estratto della soundtrack della serie animata. A presto.





















domenica 27 gennaio 2013

MUSICA E ANIME







Oggi mi vorrei concentrare sul rapporto fra musica e anime, visto il mio amore per alcune colonne sonore che  hanno accompagnato la mia ormai duratura passione per i cartoni animati giapponesi. Una premessa importante, intanto, quanto è importante l'esperienza sonora in una qualunque opera cinematografica? Direi fondamentale, almeno per il sottoscritto. Cosa sarebbe un film di Fellini senza l'accompagnamento musicale di Nino Rota, per esempio La Dolce Vita o Amarcord? La risposta è molto semplice, non sarebbero quei capolavori che sono. Un ottima colonna sonora è fondamentale per la riuscita estetica di un film ma esalta sopratutto il coinvolgimento emotivo: può procurare allo spettatore, semplici ma efficaci scariche di adrenalina lungo la schiena, o rapirlo letteralmente coinvolgendolo in un percorso di abbandono estatico.
In questo articolo ho inserito quattro esempi di come, secondo il sottoscritto, un anime non solo sia stato arricchito dalla sua componente musicale ma sia diventato un capolavoro anche grazie alla capacità della soundtrack di coinvolgere, emozionare e narrare una scena senza il supporto di un dialogo o di un narratore ma solo con la potenza della musica.

Il tema principale tratto da "Mononoke Hime"di Hayao Miyazaki, scritto dal grande maestro Joe Hisaishi. Il tema di musica classica è chiaramente temprato dalla sensibilità e dai gusti orientali del suo autore; si intitola "Legend of Ashitaka".



Un tema tratto dalla colonna sonora scritta da Yoko Kanno di quel meraviglioso quanto semisconosciuto OAV "Macross Plus", uscito ormai nel lontano 1994. Il tema che si intitola "Pulse" è un bellissimo pezzo pop elettronico con contaminazioni etniche tradizionali   


Il prossimo pezzo è scritto, ancora, da Yoko Kanno ed è tratto invece da "Wolf's Rain", serie cult  uscita nel 2002, prodotta dal mitico studio Bones (autore di quell'altro capolavoro chiamato "Eureka Seven"). Il pezzo  di chiara matrice rock melodico si intitola "Heavens not enough" ed è cantato da Steve Conte, cantante e chitarrista statunitense che ha collaborato con molti artisti fra cui Paul Simon, Suzi Quattro e il grande Chuck Berry.


Per ultimo, vi presento una chicca che piacerà sicuramente al mio collaboratore Takezokensei; chi di voi ha mai avuto l'occasione e il piacere di vedere un anime chiamato "Monster"? In Italia non è mai uscito ma in rete si dovrebbe trovare una versione fansubbata. Ecco questo anime misconosciuto è semplicemente uno dei più grandi capolavori dell'animazione e in generale della cinematografia giapponese. "Monster" è una serie di 74 puntate tratta dall'omonimo manga di Naoki Urasawa (autore fra l'altro di quel "20th century boys" recensito sulle pagine di questo blog); la storia è ambientata nella Germania dell'Est durante gli anni '80 e narra la storia di un giovane e promettente medico la cui vita cambierà radicalmente per aver salvato un bambino che si rivelerà l'Anticristo.Non vi svelo di più sulla storia profondamente filosofica,complessa e avvincente, ora mi interessa parlare solo della splendida ending scritta da David Sylvian. La song è una delle mie preferite in assoluto, apparentemente è una ballata ma in realtà nasconde una sorta di requiem che narra il mistero della vita
Ecco a voi "For the love of life". Arrivederci



















sabato 19 gennaio 2013

20th CENTURY BOYS


 In questi giorni ho finito di rileggere questo bellissimo manga opera di quello che io reputo essere probabilmente il miglior mangaka contemporaneo, ovvero Naoki Urasawa, autore anche di un'altro capolavoro assoluto che risponde al nome di “Monster”.
Spiegare di cosa tratta “20th Century Boys” è un po' difficile perché tocca vari generi: fantascientifico, thriller e teoria della cospirazione.
La trama ha molte sfumature ma posso dire tranquillamente che tutto ruota intorno all'Amicizia, quella con la A maiuscola, ma anche all'emarginazione e in particolar modo quella dei bambini nei confronti di quelli che considerano diversi.
La storia è contenuta in 24 volumi e copre una vastissima parentesi temporale (dal 1969 al 2020 all'incirca) e il finale è contenuto nei 2 volumi finali che hanno un titolo diverso ossia “21th Century Boys”.
Spiegherò brevemente la trama (e in modo indegno,chiedo venia), perché non voglio assolutamente spoilerare nulla a coloro che non hanno ancora avuto la fortuna di leggere questo capolavoro:
Nel 1969 un gruppo di ragazzini costruisce una base segreta in un prato,dove tutti insieme passano le vacanze estive giocando a fare i paladini della giustizia, a leggere manga e riviste erotiche e ad ascoltare la musica rock trasmessa da una radio americana; Un giorno durante i loro giochi inventano uno scenario futuro apocalittico in cui difendono l'umanità da una malvagia organizzazione che tenta di conquistare il mondo utilizzando armi biologiche e robot giganti e scrivono tutto in quello che loro chiamano “Libro delle Profezie”.
Nel 1990 quando tutti sono ormai adulti uno di loro si accorge che in qualche modo il piano da loro inventato da bambini sta venendo messo in atto da una specie di setta con a capo una persona che si fa chiamare semplicemente “L'Amico” e di cui nessuno conosce la vera identità ma che deve essere per forza un membro del suo gruppo di amici di scuola.
Da quel momento in poi il gruppo di amici si riunirà e farà di tutto per svelare l'identità dell'Amico e per cercare di fermare i suoi piani di conquista mondiale.
La trama ha uno svolgimento non lineare, si passa spesso dal presente al 1969 e ai primi anni 70 e viceversa, ma è un passaggio sempre utile allo svolgimento della trama e mai fine a se stesso.
Anche la musica svolge una parte importantissima nel manga, soprattutto il rock degli anni '60 e '70 infatti il titolo del manga è anche il titolo di un famoso pezzo dei T-Rex molto importante anche a livello di trama perché legato a un episodio dell'infanzia del protagonista, ma sono presenti anche citazioni di altri gruppi come Beatles, Creedence Clearwater Revival e i CSN&Y.
Da questo manga è stata tratta una serie di tre film (o live action come li chiamano i giapponesi) usciti nel 2008 e 2009.
In conclusione ho trovato questo manga uno dei più belli che abbia mai letto...è intenso profondo e emozionante, tratta temi importanti, fa pensare e a volte anche sorridere.
Lo consiglio a tutti gli amanti dei manga e a chiunque abbia voglia di leggere una bella storia.
Leggetelo.







giovedì 17 gennaio 2013

GHOST IN THE SHELL "IL FILM"

Oggi parlerò di una grande opera cinematografica che ha rivoluzionato non solo il genere anime ma anche la corrente cyberpunk in qualche modo fino a quel momento salda ai principi tradizionali del suo creatore William Gibson. Il film di cui parlo è "Ghost in the shell", uscito nel 1994; opera del talento visionario di Mamoru Oshi, ispirata ovviamente dal fumetto omonimo del grande Masamune Shirow.
Intanto partiamo dai suoi creatori: Oshi è uno dei talenti più creativi della cinematografia giapponese; egli mosse i primi passi proprio nel genere anime con la bellissima trasposizione cinematografica del fumetto di Lamu, Il film "Beautiful Dreamer". Tale film esaltava la comicità e il surrealismo dei personaggi del fumetto creando un'atmosfera onirica di grande spessore che ritornerà spesso nelle sue opere successive. 
Masamune Shirow lo ricordiamo con la grande opera fumettistica "Appleseed", nella quale appare uno dei suoi temi che svilupperà pienamente in "Ghost in the shell" e cioè un mondo in cui uomo e macchina non solo convivono  fra loro ma sono uniti indissolubilmente in una costituzione organica cibernetica. L'essere umano trova il suo perfezionamento nel potenziamento meccanico-robotico degli arti, nella sostituzione del tessuto biologico in parte cibernetica e infine nell'ampliamento delle capacità neuronali attraverso impianti nanoelettronici. In questo ambito però si rientra ancora nei canoni classici della narrativa cyberpunk.
Ghost in the shell invece riesce ad andare decisamente oltre. Il lungometraggio è il tentativo riuscito di fondere in una realtà oggettiva e senza alcuna soluzione di continuità la rete neuronale del singolo essere umano con la rete informatica mondiale. Il cervello umano può essere hackerato attraverso implementazione di codici infetti ma può essere protetto nello stesso tempo da un firewall con diversi livelli di criptazione. Attraverso la rete si può accedere anche al ghost dell'uomo, un concetto ripreso dal saggio "il fantasma dentro la macchina" dello strutturalista Arthur Kostler; il ghost si manifesta in strutture organiche dalla conformazione molto complessa, come l'uomo, e rappresenta la sua natura più intima, inspiegabile ed essenziale. Anche il ghost, dicevo, non sfugge ai pericoli della connessione neuronale alla rete, in quanto può essere oggetto di manipolazione da parte di temibili hacker senza scrupoli in grado di annientarlo, modificarlo e addirittura trasferirlo in altri corpi fisici o di diversa natura (alcuni personaggi all'interno della storia sono in grado di ottenere un corpo completamente informatizzato)
Analizzando la relazione fra  rete informatica e ghost si può azzardare un'analogia con il concetto latino medievale di Anima Mundi, ripreso dal dialogo platonico "Timeo", secondo il quale tutte le anime individuali sono parti di un'unica anima che avvolge il mondo. Non mi sembra  però che il fumetto o il film esprimano e sviluppino chiaramente tale analogia.
Dopo aver analizzato lungamente le tematiche filosofiche che sono alla base del film (e del manga), farò un breve excursus sui personaggi e la storia. Quest'ultima ruota intorno alle indagini della Sezione 9, una divisione dei servizi segreti che opera su volontà del governo giapponese. Tali indagini riguardano casi problematici di crimini informatici che minacciano la sicurezza nazionale.
Il personaggio principale della storia è il maggiore Makoto Kusanagi, la cui scaltrezza, capacità militare e intelligenza tattica permetteranno alla sezione di risolvere diversi casi intricati.
Un discorso a parte è necessario fare per la qualità tecnica dell'opera cinematografica: innanzitutto i disegni e le animazioni che fondono in modo sublime e unico la computer grafica e i classici disegni animati, e poi l'incredibile e maestosa colonna sonora del grande Kenji Kawai, a cui hanno partecipato personaggi come Bono e Eno.
Ricordo infine che oltre al magnifico film di cui ho parlato, dal manga di Shirow sono stati tratti anche un secondo film e due serie animate, opere di rara bellezza e delle quali magari parlerò più avanti.













domenica 6 gennaio 2013

AVENGERS ARENA



Quando la citazione sconfina nel plagio
Chiunque legga Comics americani sa che,ciclicamente,le case editrici creano degli eventi che fungono da nuovo punto di partenza per le storie dei propri personaggi con lo scopo di cercare di attirare nuovi lettori.
Recentemente, in casa Marvel,si è svolto l'ultimo di questi eventi ovvero “Avengers vs X-men” (che la Panini sta attualmente pubblicando in terra nostrana) al quale fa seguito un quasi totale reboot delle testate dedicate a X-Men e Vendicatori sotto il nome di Marvel Now.
Ad attirare in particolar modo la mia attenzione è stato “Avengers Arena” titolo completamente nuovo di cui ho avuto la possibilità di leggere i primi due numeri nella versione originale.
In pratica 16 giovani aspiranti supereroi (in buona parte già visti in Avengers Initiative e Runaways) vengono rapiti dal villain Arcade e portati su un'isola in cui dovranno combattere fino alla morte tra di loro, ovviamente “ne resterà soltanto uno”e quell'uno potrà (forse) tornare in libertà.
Questa trama non vi è nuova???Probabilmente no perché è esattamente la stessa di “Battle Royale” romanzo dell'autore giapponese Koushun Takami del 1999 (trasposto poi in manga nel 2003 dallo stesso autore ai testi e da Masayuki Taguchi ai disegni dal quale hanno copiato anche il logo del titolo) che è stato una delle principali fonti d'ispirazione per Suzanne Collins e la sua trilogia “Hunger Games”.
Voi cosa ne pensate,citazione o plagio?


sabato 5 gennaio 2013

AKIRA

Mi ricordo di quel marzo 1994, comprai su consiglio di un mio caro amico, un film d'animazione a me fino a quel momento sconosciuto. In quel periodo vi era la volontà di approfondire la mia conoscenza dei Manga dopo che avevo trascorso l'infanzia fra i vari Lamu, Orange Road e Ken il guerriero, come tutti quei ragazzi nati nei meravigliosi '70.
La visione del film fu un esperienza assolutamente sconvolgente, l'ambientazione apocalittica, i personaggi carismatici e decisamente fuori le righe, la qualità delle animazioni e dei disegni assolutamente stupefacente.
Poi solo successivamente scoprì che quel film era una creazione del grande maestro Katsuhiro Otomo, tratto dal suo manga omonimo.
La storia è ambientata in un futuro prossimo in una Tokio, dai tratti marcatamente apocalittici, controllata da un governo militare e sconvolta da rivolte e sommosse popolari; un personaggio di nome Tetsuo, un adolescente irrequieto e insicuro, appartenente ad un gang di motociclisti, si trova suo malgrado in possesso di incredibili poteri ESP e per questo viene ricercato dall'esercito che lo vuole utilizzare per fini militari.
Il film è un crescendo di emozioni che sfocia in un controverso finale, che non a tutti potrebbe piacere, sospeso fra effetti esageratamente gore e riflessione metafisica.
Un menzione d'onore va alla colonna sonora maestosa e originale. Vi lascio ora due video tratti rispettivamente dalla soundtrack e dal film, per finire il trailer originale.

Alla prossima